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Il portale maggiore della Cattedrale e la sua realizzazione    versione testuale

Da qui si entra nello spazio del sacro


 Con l’apertura della Cattedrale nel giorno della festa dell’Annunciazione finalmente, dopo cinque anni, viene restituito alla Diocesi di Carpi e a tutti i fedeli il principale edificio sacro della città, simbolo della vita liturgica e fulcro delle celebrazioni diocesane. Il rito inizia proprio con l’apertura della porta principale, segno di Cristo, destinata ad accogliere nel tempio i fedeli che, passando attraverso di essa, si conformano al Risorto. Questa occasione ci off re la possibilità di fornire qualche cenno storico sul portone della cattedrale, da intendersi nel complesso decorativo che costituisce l’arco di ingresso al Duomo. Nel 1691 il sacerdote Claudio Coccapani lasciava come volontà testamentaria alla fabbriceria della Collegiata un podere denominato “Tibiola” dalla cui vendita si sarebbero tratti fondi per pagare la realizzazione dell’ornato marmoreo della porta maggiore del duomo di Carpi; l’operazione venne realizzata solamente dopo sette anni dalla morte del Coccapani, quando il fondo fu venduto a Lodovico Rocchi. Dopo la presentazione al  Duca di vari progetti a cura di artisti locali per mezzo di Guglielmo Giudici e Eustachio Coccapani, viene scelto il modello di Bernardino Grandi, che primeggia sugli altri elaborati. Nel 1699 il Grandi forma il modello in gesso sul disegno preparatorio e nel 1701 l’ornato del portale viene terminato; a ricordo del benefattore viene posta sopra l’arco la lapide che tuttora possiamo leggere “CLAUDIUS COCCAPANUS/ UT SIBI PORTAS EX SAPHIRO APERIERET/ HANC MARMOREAM AERE SUO CONSTUXIT/ MDCCI”, certamente una sicura speranza di trovarsi aperte le porte del cielo al momento della chiamata all’eternità e, nel contempo, di lasciare un ricordo di sé sulla terra. Tornando al progettista dell’ornato, Beniamino Grandi, sappiamo che nacque in Carpi da Gianmaria e nel 1677 fu eletto capo mastro della fabbrica della Collegiata per il completamento della facciata. Sotto  la direzione del padre esercitò l’arte del muratore poi, riscontrandosi nel giovane una non comune predisposizione artistica, venne avviato allo studio sotto la direzione di Manfredo Pio di Savoia. Molte sono le opere a lui attribuite, non ultimo un intervento presso il tempio di San Nicolò in Carpi e nel casino Meloni a Santa Croce. Importante lavoro è il progetto della chiesa di Gargallo, realizzata tra il 1733 e il 1737 cui il Grandi dedico energie e sforzi, trovando qui la morte a causa di una caduta da una impalcatura. Fu sepolto nella chiesa parrocchiale a perenne memoria dell’impegno e della dedizione spesa alla realizzazione dell’edificio. La realizzazione pratica del complesso marmoreo che orna la porta centrale della Cattedrale viene affidata a Stefano e Giovanni Maria Tinazzi di San Benedetto Po, i quali nell’arco di tre anni portano a compimento il progetto del Grandi. Ma non possiamo chiudere queste brevi note sul Duomo senza menzionare la porta in legno che verrà aperta; si tratta di opera dell’artigiano Sante Po su disegno di Lelio Rossi, realizzata tra il 1903 e l’anno successivo. Recentemente restaurata e restituita alle fattezze originali, si presenta imponente e solenne, severa e importante, richiamando il fedele ad entrare per contemplare il Divino ed accogliere quanti desiderano ammirare un tempio che racchiude cinquecento anni di storia.
 
Andrea Beltrami   
22 marzo 2017

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