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A Vigevano la beatificazione di Teresio Olivelli    versione testuale

Santità laicale, un esempio per i giovani: “Siate come lui”


“Concediamo che il venerabile servo di Dio Teresio Olivelli, laico e martire, eroico testimone del Vangelo, difensore dei deboli e oppressi sino al dono della vita, d’ora in poi sia chiamato Beato”. Con le parole della lettera apostolica di Papa Francesco, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, ha aperto, sabato 3 febbraio nel palasport di Vigevano, il rito di beatificazione di Teresio Olivelli. Tra i concelebranti oltre al vescovo di Vigevano mons. Maurizio Gervasoni, mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, mons. Santo Marcianò, ordinario militare, anche mons. Francesco Cavina, vescovo di Carpi, a suggellare il legame tra le due diocesi attraverso la vicenda che ha unito, fino al martirio nel campo di concentramento di Hersbruck, Olivelli e il beato Odoardo Focherini. Ad accompagnare il Vescovo di Carpi, anche una piccola delegazione carpigiana: il direttore dell’Ufficio comunicazioni Luigi Lamma, suor Eleonora, una rappresentanza della famiglia Focherini, la figlia del Beato Paola, i nipoti Maria Peri, Alessandra Focherini e Francesco e Chiara Manicardi con la famiglia, la sezione degli alpini in congedo di Carpi con Duilio Pasi e Roberto Arletti. Anche la Fondazione Campo Fossoli è stata presente con il presidente Pierluigi Castagnetti e Cleofe Filippi, membro del cda. A gremire il palasport oltre tremila persone tra autorità civili e militari e fedeli giunti da diverse parti d’Italia, specialmente esponenti del corpo degli Alpini con i loro vessilli. Il profilo del nuovo Beato e il valore della sua testimonianza di eroismo cristiano sono stati tratteggiati nell’omelia del cardinale Amato riportata in altra pagina. E’ bene sottolineare, ancora u na volta, quanto sia attuale, purtroppo, parlare di martirio per i cristiani anche oggi in ogni parte del mondo: più di 215 milioni sono i seguaci di Cristo a rischio persecuzione e morte a causa della fede. A conclusione della celebrazione mons. Gervasoni ha rivolto un appello accorato ai giovani, a quelli presenti e a quelli che in vario modo incontreranno la figura di Teresio Olivelli: “Siate come lui!”. Quella di Olivelli è una chiamata laicale a tutto tondo, ha esercitato il suo apostolato in luoghi esterni alla chiesa, l’università, l’ambiente militare, l’associazionismo caritativo, il servizio ai malati e ai prigionieri…ma sempre profondamente unito a Cristo e alla sua Chiesa. L’invito ai giovani è a non chiudersi in se stessi, così come riecheggia nelle parole dello stesso Beato, il quale scriveva “non devi credere che una vita veramente cristiana sia un viaggio in vagone letto” perché, ha concluso il Vescovo “la santità fiorisce nelle zolle dei nostri campi, germina nelle nostre concrete situazioni, respira nelle nostre case, gioca nei nostri cortili, cammina sulle nostre strade”.
 
Luigi Lamma
 
7 febbraio 2018

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