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L’omelia del Vescovo Francesco nella Messa crismale    versione testuale


Celebriamo la nascita del sacerdozio ministeriale
Nella seconda lettura della Messa, tratta dal Libro dell’Apocalisse di San Giovanni, abbiamo ascoltato queste parole: “Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti ed il principe della pace”. Faccio mia questo saluto ed invoco “grazia e pace da Gesù Cristo” su tutta la nostra Chiesa di Carpi, che ha vissuto due eventi straordinari: la riapertura della Cattedrale e la visita del Santo Padre. Grazie e pace da Gesù Cristo su voi presbiteri, insostituibili e provvidenziali miei collaboratori nel ministero, in particolare su coloro che quest’anno celebrano la ricorrenza dell’ordinazione sacerdotale: don Carlo Malavasi 50 anni, don Gian Pio Caleffi 60 anni. Ricordiamo anche padre Ivano Rossi che festeggia i 40 anni, don Carlo Bellini e don Vianney che festeggiano i 20 anni e don Alex e padre Ivano Cavazzuti i 10 anni. Grazie e pace da Gesù Cristo su voi diaconi, fratelli e sorelle religiosi e religiose, seminaristi e fedeli laici, chiamati per vocazione e missione a diffondere insieme me il buon profumo di Cristo. Questa Santa Messa, che il Vescovo presiede è la manifestazione piena ed anche visibile della Chiesa, Corpo di Cristo, perché in essa sono pienamente coinvolti i presbiteri, i consacrati e i fedeli laici. Tutti siamo chiamati ad essere soggetti attivi nella Chiesa. Ogni battezzato ha una sua importanza, ogni figlio di Dio conta, ogni singola vita rinata nell’acqua del battesimo evangelizza il mondo con le sue scelte e la sua testimonianza. Il sacerdozio di Cristo è uno, ma tutti siamo chiamati a partecipare a questo unico sacerdozio. Tutti, infatti, condividiamo con Cristo il dono dello stesso Spirito, come abbiamo ascoltato dalle Scritture: “Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunciare ai poveri il lieto messaggio…”. Ma oggi è festa, in particolare, per noi sacerdoti che celebriamo la nascita del nostro sacerdozio ministeriale all’interno del sacerdozio battesimale e comune dei fedeli. Lo Spirito Santo ci è stato donato con particolare ricchezza nel giorno dell’ordinazione con l’imposizione delle mani. Con questo gesto della Chiesa, il Signore Gesù ha preso possesso di me, di ciascuno di voi e ci ha personalmente detto: “Tu mi appartieni”. Ma con quel gesto Cristo ha rivolto a noi anche un’altra parola: “Tu sei custodito da me. Non avere paura!”. Le nostre mani, poi, sono state unte con l’olio, segno dello Spirito Santo e della sua forza. Perché proprio le mani? Perché con le mani l’uomo lavora, agisce, comunica, prende. Ebbene il Signore ha consacrato le nostre mani perché esse diventino le Sue mani che trasmettono il suo tocco divino e si pongono a servizio dell’uomo. L’unzione dello Spirito Santo, questa sera, è simboleggiata e attualizzata nella benedizione degli Oli Santi: il Sacro Crisma, l’Olio dei Catecumeni e l’Olio degli Infermi. La Chiesa attraverso questi simboli continua a comunicare la vita di Dio agli uomini dal momento della sua nascita fi no alla sua morte. I diversi Olii, infatti, verranno utilizzati per i Sacramenti del Battesimo, della Confermazione, delle Ordinazioni sacerdotale ed episcopale e dell’Unzione degli Infermi. In ciò si evidenzia come la salvezza, trasmessa dai segni sacramentali, scaturisca proprio dal Mistero pasquale di Cristo. Infatti, noi siamo redenti dalla sua morte e resurrezione e, mediante i Sacramenti attingiamo a quella medesima sorgente salvifica. Conserviamo perciò integro l’aroma degli “Oli Santi” che hanno già impregnato la nostra vita della santità di Cristo e portiamo al popolo a noi affidato il buon odore di Gesù. Di conseguenza a noi sacerdoti si richiede di vivere orientati a Lui, di respirare il suo Vangelo, di piacere solo a Lui. Commentando quest’ultima espressione, un sacerdote poeta, Clemente Rebora, esclamava dal letto di agonia, nel 1957: “Il Signore deve diventare la nostra ossessione. Desiderare unicamente ed infinitamente di piacere a Dio”. Carissimi sacerdoti il Papa, nell’incontro del 2 aprile, ci ha consegnato alcune indicazioni che costituiscono una regola di vita per vivere la nostra vita sacerdotale e che L’Osservatore Romano ha sintetizzato con queste parole: “la sinodalità, i rapporti tra presbiteri e all’interno delle comunità, il coinvolgimento dei laici e le loro responsabilità nella Chiesa, il linguaggio per parlare di Dio ai giovani di oggi, il rifuggire dal pettegolezzo e dalle chiacchiere”. Questo significa scoprire la bellezza della famiglia presbiterale e fare del presbiterio una comunità di volti, di fratelli, che si vogliono bene sul serio. Nei fatti e nella verità. Carissimi fratelli e sorelle ed ancor più cari presbiteri della nostra amata Chiesa di Carpi, in questo giorno nel quale ciascuno di noi sente di essere nato come cristiano e sacerdote, desidero esprimervi il mio sentito compiacimento e ringraziamento per quanto avete fatto in questi cinque anni così difficili, per quanto avete fatto nei giorni belli ed intensi della solenne riapertura della Cattedrale e nella storica visita del successore dell’apostolo Pietro e per il fedele servizio che nella quotidianità vivete con umiltà e fedeltà. Siamo un corpo solo, uniti, come dice Sant’Ignazio, come le corde della cetra. Le tribolazioni vissute sembrano essersi attenuate! Il Signore ci ha consolati in modo sovrabbondante, come è Sua abitudine. In questi giorni santi lasciamoci guidare da Lui per entrare nella Sua passione e così partecipare alla Sua Pasqua, che Egli rende sempre presente in questo Santissimo sacramento che ha affidato alle nostre umili persone. Il Signore ci dia la grazia di capire che il segno dei tre oli ci afferra tutti: ministri consacrati, religiosi e religiose e fedeli laici. Buona Pasqua a tutti!
+ Francesco Cavina
20 aprile 2017

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