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L’Orto del Vescovo: progetto nato dalla collaborazione tra Diocesi e Cooperativa Sociale Nazareno a favore delle famiglie bisognose


Imparare l’arte di accudire
25 ragazzi, 3 educatori, 5,6 ettari di terreno: i numeri di una straordinaria iniziativa ispirata agli insegnamenti cristiani
 
Si parte da una metafora: il contadino quale “custode” della fertilità del terreno che gli è stato affidato e che coltiva per preservarne le migliori condizioni. Tuta verde e stivaloni gialli sono 25 i ragazzi della Cooperativa Nazareno “addetti” alla coltivazione dell’Orto del Vescovo. Uno di loro, Sebastiano, con orgoglio spiega che è stato lui a disegnare la mappa dell’orto – giardino: ossia di quello che, nelle intenzioni dei promotori, vuole essere non semplicemente un terreno da coltivare, con spinaci, bietole, verdura, fagiolini, fagioli, carciofi, zucche, ma diventare anche un luogo di pace e benessere per ciascuno dei ragazzi coinvolti. Francesco, Sebastiano, Paolo, Martina: ognuno di loro è chiamato a svolgere un lavoro nell’orto, secondo le proprie capacità e i propri interessi. E, soprattutto, guidati dai tre educatori, Diego, Alessandro e Giacomo, e dall’esperto esterno, Gianluca Bergianti, ognuno di loro è chiamato a stare bene nell’Orto del Vescovo. Vivere la carità come ci insegna il Signore “Il progetto nasce da una oggettiva lettura della realtà - afferma il Vescovo Francesco Cavina -: nel nostro territorio ci sono molte famiglie che faticano ad avere una vita dignitosa”. Varie sono le iniziative che la Diocesi porta avanti in questa prospettiva: il progetto di micro credito “Fides et Labor”; la “Cittadella della Carità”, nuova sede degli uffici pastorali della Carità (la cui prima pietra è stata benedetta da Papa Francesco durante la sua visita a Carpi il 2 aprile scorso, ndr). E appunto, l’Orto del Vescovo, frutto della positiva collaborazione tra la Diocesi e la Cooperativa Nazareno. “Questa iniziativa - prosegue monsignor Cavina – si inserisce nel più generale impegno che da sempre la Chiesa porta avanti: annunciare la parola di Gesù e insegnare a vivere la carità. Di conseguenza, questa non vuole essere semplicemente un’opera caritativa e sociale verso le famiglie bisognose, ma rientra nella più ampia visione della carità evangelica, fondata sull’annuncio della salvezza da parte del Signore”. Concetto ribadito da Paolo Ranieri, Fiduciario economico vescovile: “La Diocesi possiede questi 5,6 ettari di terreno, in passato affittati ad agricoltori. Grazie alla generosità del Vescovo e alla sinergia con la Cooperativa Nazareno, ne verranno utilizzati, per ora, circa due ettari in modo più ‘specifico’, valorizzando il terreno per garantire aiuto alle persone in difficoltà”. Grazie all’intermediazione delle varie Caritas parrocchiali, una parte del raccolto sarà devoluta alle famiglie, italiane e straniere, con fi gli, in situazioni di disagio economico. Una parte invece verrà utilizzata dalla stessa Cooperativa che da decenni si prende cura dei ragazzi con disabilità. Una straordinaria possibilità di riscatto “Un’iniziativa che si colloca pienamente nello spirito della nostra Cooperativa - prosegue il presidente Sergio Zini -: le persone fragili sono utili alla società. Spesso si pensa che i disabili costituiscano un ‘problema’ in realtà sono fonte di grandi risorse. Attraverso l’Orto del Vescovo i nostri ragazzi garantiscono la fertilità del terreno e si rendono utili per gli altri. È una straordinaria possibilità di riscatto: per i nostri giovani ospiti e per le famiglie bisognose”. Il rispetto della persona e della natura è al centro del progetto e della fi losofia della coltivazione bio-dinamica. “Nell’ottica di responsabilizzazione e accoglienza - spiega Claudia Caffagni, coordinatrice del progetto -, con questo lavoro quotidiano i ragazzi, normalmente accuditi, imparano ad accudire”.  La cooperazione segno d’amore “Siamo fi gli ‘spirituali’ di don Ivo Silingardi - commenta il vice presidente della Nazareno, Marco Viola -: da lui abbiamo ricevuto l’eredità di aiutare il prossimo. Questo progetto dell’Orto nasce dalla comunione con il Vescovo, al quale va il nostro ringraziamento. Ciò rientra pienamente nell’insegnamento di don Ivo che sempre ci ha trasmesso e ricordato l’amore e il rispetto verso la persona del Vescovo, quale conseguenza dell’amore che viene prima di tutto: quello verso la Chiesa e il Signore”. Anche l’assessora alle politiche sociali Daniela Depietri sottolinea l’importanza della collaborazione: “In più occasioni con il Vescovo Cavina abbiamo affrontato concretamente un problema reale: quello dell’aiuto agli ‘ultimi’. Come mi piace sottolineare, la comunità ha bisogno di un ‘tavolo forte con più gambe’: l’amministrazione, il volontariato, la chiesa. Solo così, facendo rete, si possono autenticamente aiutare le persone”.  
4 maggio 2017

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