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Omelia nella memoria liturgica del Beato Odoardo Focherini


            La preghiera iniziale della Messa ci ha descritto in maniera molto sintetica ma efficace la vita del Beato Odoardo, di cui celebriamo la memoria. Focherini è stato un fedele laico che ha vissuto una fede senza compromessi e una “piena sottomissione” alla volontà di Dio. Odoardo Focherini, in altre parole, ha preso sul serio gli impegni del proprio battesimo con il quale era rinato alla dignità di Figlio di Dio.

 

            Da questo nuova vita divina che gli è stata donata è fiorito l’impegno a vivere nella volontà di Dio la sua vita cristiana, il suo impegno associativo nell’AC, la sua vita professionale, la sua vocazione matrimoniale ed infine la scelta di opporsi alla ideologia antiumana del nazismo.

 

            Nasce una domanda: da dove ha trovato, questo professionista, marito e padre la forza e il coraggio di operare scelte che lo avrebbero portato - lo sapeva benissimo – a mettere in pericolo la sua stessa vita?

 

            Una risposta c’è. La forza di Rolando e la forza di ogni cristiano risiede nell’Eucarestia perché nella vita della Chiesa, dire Eucaristia significa dire tutto.

 

            Dalla sua appartenenza all’AC, Focherini aveva imparato che tutto ciò che noi siamo in quanto cristiani e tutto ciò che noi diventiamo, come pure tutto il nostro apostolato, tutto trova la sua radice nell'Eucaristia e tutto tende a essa.

 

            Dalla Celebrazione Eucaristica deriva la Spiritualità Eucaristica che non è una tra le tante forme di spiritualità cristiana, ma è la spiritualità che sta all’origine di tutte le altre spiritualità. E' la spiritualità per vivere un’esistenza autenticamente cristiana.



            Dall’Eucarestia sgorga una spiritualità di contemplazione.

 

            I discepoli di Gesù sono tali non per i ragionamenti che partoriscono, per i programmi che propongono, per le valutazioni che fanno, ma perché riconoscono la presenza di Cristo, che nella Celebrazione Eucaristica continua ad offrirsi per noi. E' attraverso il dono che Cristo continuamente fa di sé che noi possiamo capire il senso della vita cristiana e divenire capaci di vivere come suoi amici. Scrive Focherini dalla prigionia: “Ripeto a Dio l’offerta di tutto”. Si è veramente discepoli del Signore quando uniti a Lui sappiamo con Lui offrire la nostra vita per la gloria di Dio e la salvezza dei fratelli. Diventiamo cosi ‘Persone Cristificate’: contemplativi in azione perchè Cristo è il nostro Compagno di viaggio.

 

            Odoardo aveva capito che un cristiano è un altro Cristo e che solo lui è il vero bene dell’uomo e che solo Lui è in grado di dare, come ci ricordava il Papa nella storica visita a Carpi, la “stabilità” della vita “ perché Lui è la resurrezione e la vita: con lui la gioia abita il cuore, la speranza rinasce, il dolore si trasforma in pace, il timore in fiducia, la prova in offerta d’amore. E anche se i pesi non mancheranno, ci sarà sempre la sua mano che risolleva, la sua Parola che incoraggia e dice a tutti noi, a ognuno di noi: “Vieni fuori! Vieni da me!”.

 

             L’Eucaristia è il conforto e il pegno della definitiva vittoria per chi lotta contro il male e il peccato.

           

            E’ il “pane di vita” che sostiene quanti, a loro volta, si fanno “pane spezzato” per i fratelli, pagando talora persino con il martirio la propria fedeltà al Vangelo”. Nella tradizione della Chiesa, fin dai suoi inizi, il martirio è legato indissolubilmente all’Eucaristia. Il vescovo Ignazio di Antiochia scrive le sue lettere mentre viene condotto in catene a Roma, per essere martirizzato. Questo viaggio verso il martirio assume per lui un carattere oblativo e sacrificale e diventa come l’altare sul quale sarà immolato a Dio. “E’ bello per me – scrive – morire in Gesù Cristo”. Nella lettera agli smirnesi fa presente che egli ha il suo nutrimento nell’Eucaristia. “Non ho più gusto per nessun nutrimento terreno, voglio il pane di Dio, la carne di Cristo, voglio come bevanda il suo sangue”.

           

            Pertanto l’Eucaristia è indispensabile al martire per sostenere la prova suprema che è il dono della vita per amore di Cristo. Scrive san Cipriano. “Chi non beve il sangue di Cristo, non può versare il suo nel martirio”.

 

            I tanti martiri di oggi, come quelli del passato, come Odoardo, tutti hanno trovato nella croce di Cristo e nella celebrazione dell’Eucaristia la forza per lottare, per testimoniare la Parola che salva e che libera da ogni forma di violenza e di schiavitù. La forza di “restare” in determinati ambienti, il coraggio di lottare contro ogni forma di sopraffazione, l’eroismo per affrontare una morte oramai vicina e certa vengono dall’incontro quotidiano con Gesù, presente nell’Eucaristia.

 

            Anche oggi il martirio è la realtà attraverso cui traspare la potenza della presenza di Dio nella storia degli uomini. Con il martirio la testimonianza della fede al mondo di oggi diventa più credibile, proprio perchè capace di suscitare domande, di inquietare le coscienze e di ottenere maggiore rispetto e considerazione. Chi ha una ragione per morire, rende più manifesta ed evidente la ragione che ha per vivere! E per un cristiano questa ragione ha un nome ed un volto estremamente amabile: Gesù Cristo. Così ci insegna il Beato Odoardo Focherini: “Il Signore è con noi e noi fidiamo in lui”.

 
Omelie di S.E. Rev.ma Mons. Francesco Cavina

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